Un po’ di storia…

Il Gruppo Grotte Milano vanta, insieme alla Commissione Grotte E.Boegan, il titolo di gruppo speleologico più vecchio d’Italia: nel 2017 festeggerà i 120 anni di vita. Nacque, infatti, nel 1897, sotto la direzione del Prof. Mariani, come sezione speleologica del CAI di Milano, con il nome di Commissione Speleologica CAI, che poi diventerà Gruppo Grotte SUCAI Milano, per poi trasformarsi definitivamente in Gruppo Grotte Milano. Allora iniziò una fervente attività, interrotta solo dalle due guerre mondiali, che tuttora prosegue: ricerche ed esplorazioni tenaci, rigore scientifico, passione e sicuramente amore per l’avventura hanno portato a importanti scoperte riconosciute a livello internazionale.

Dagli anni ’30 al dopoguerra

Archivio GGM

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Le prime esplorazioni interessano le cavità lombarde: con tecniche e attrezzature pionieristiche, furono affrontate diverse grotte piuttosto impegnative, considerate le tecniche e le attrezzature allora disponibili, tra le quali si ricordano l’abisso Guglielmo sul M. Palanzone (esplorato fino all’ottavo pozzo tra il 1931 e il 1935), il Bus del Remeron al Campo dei Fiori (VA) e il Bus de Sorivo a Molina (CO). Dopo la prima guerra mondiale, nel 1924, venne esplorata l’Arma del Lupo in Piemonte, grotta che successivamente si rivelò essere la risorgenza di uno dei maggiori sistemi carsici in Italia, il sistema di Piaggiabella. La seconda guerra costrinse alla revisione di tutte le cavità sino ad allora studiate, a causa dei sequestri e dell’incendio, ad opera delle truppe tedesche, del Museo di Storia Naturale di Milano, dove erano ospitati gli archivi del gruppo. Il GGM emerse allora come uno dei gruppi più dinamici contribuendo attivamente alla rinascita della speleologia

Archivio GGM

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italiana: nel 1946 il gruppo fondò il primo periodico speleologico italiano, “Il Grottesco”, mentre nel 1947 organizzò il primo corso di speleologia svoltosi in Italia e, a Chieti, il 3° congresso nazionale di speleologia. Nel 1948 prende inizio l’attività subacquea, in fase decisamente pionieristica, con l’esplorazione di alcune cavità marine e poi di numerosi sifoni in Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Nello stesso periodo il fisico Giuseppe Occhialini, socio del GGM, partecipa alla scoperta di una grande cavità nei Pirenei francesi, la Pierre St. Martin, che rimarrà a lungo la più profonda del mondo con i suoi -1.342 metri. Il GGM è tra i membri costituenti della Società Speleologica Italiana e, successivamente, della Commissione Centrale della Speleologia del CAI.
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Alla scoperta della Grigna

Voragine di oltre 40 metri del Bregai (17)

Voragine di oltre 40 metri  – Foto Andrea Ferrario

Grigna- Alfredo Bini

Grigna – foto Alfredo Bini

Negli anni ’30 inizia a nascere l’interesse del GGM per la Grigna Settentrionale, che in breve tempo si rivelerà essere una delle zone carsiche più promettenti della Lombardia. Nel 1933 Chiesa pubblica un primo elenco catastale delle grotte della zona, seguito poi da un secondo elenco nel 1948 (Servida, Focarile e Mariani, pubblicato sul Grottesco), e dalla tesi di laurea di Servida, nel 1953. Sono gli anni delle prime avventurose esplorazioni, quando sul Grignone si saliva a piedi dal Lago di Como (200 m s.l.m.) fino ai 1.800 m della Capanna Monza (ora Rifugio Bogani). Proprio Servida inizia a disegnare una cartografia di dettaglio alla scala 1:1.000 delle morfologie carsiche della Grigna.
Il 1960 vede l’inizio della prima esplorazione sistematica delle grotte della Grigna Settentrionale: la grande densità di cavità costringe alla preparazione di cartografie di precisione in scala 1:1.000 (Bini, Cappa, Pellegrini, Samorè) e conduce negli anni a diverse pubblicazioni scientifiche che indagano sull’origine del carsismo del massiccio e all’esplorazione, in collaborazione con altri gruppi speleologici, di centinaia di nuove grotte (nel 2015 sono più di 900). Negli anni ’80, grazie all’avvento delle nuove tecniche di progressione su corda, che permettono di abbandonare le pesanti e ingombranti scalette e rendono le esplorazioni verticali più rapide, facili e sicure, inizia l’esplorazione dei grandi abissi della Grigna: in collaborazione con il Gruppo Speleologico CAI Malo, il Gruppo Speleologico CAI Verona, il Gruppo Speleologico Lecchese CAI Lecco, il Gruppo Speleologico Comasco CAI Como, lo Speleo Club Orobico CAI Bergamo, l’Associazione Speleologica Comasca, il Gruppo Speleologico Piemontese CAI UGET, il Gruppo Grotte I Tassi CAI Cassano e il gruppo belga CSARI, vengono scesi alcuni tra quelli che ancora oggi sono i più importanti abissi della zona, come l’Abisso W le Donne, che ad oggi raggiunge i -1260 metri di profondità. In prossimità del fondo di W le Donne, nel 2012, Davide Corengia speleosub del GGM si è immerso nel sifone finale, a – 1.140 m di profondità, scoprendo nuove, e ancora inesplorate, vie di prosecuzione.

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Negli anni ’60 il GGM inizia ad interessarsi all’area del Pian del Tivano (Lombardia), dove le prime esplorazioni (ad opera del Gruppo Speleologico Comasco), iniziate negli anni’30, hanno mostrato il grande potenziale dell’area. Nel 1969 è effettuata la congiunzione tra le grotte Zelbio e Tacchi di cui vengono riscoperte e topografate alcune notevoli prosecuzioni, realizzando così un sistema che supera i 9 km di sviluppo. Nel 1979 l’apertura della frana iniziale dell’Abisso presso la Capanna Stoppani apre la via all’esplorazione di quella che per molto tempo sarà una delle grotte più importanti della zona: con il superamento del Sifone dell’Orecchio e la scoperta delle Vie Nuovissime raggiungerà, nei primi anni ’90, i 7.020 m di sviluppo.
Nel 1965 insieme a gruppi speleologici torinesi, bolognesi e faentini, viene fondato un corpo di Soccorso Speleologico che poi diventerà parte del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.

Anni ’80 e ‘90

Tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, ricerche nelle miniere di Dossena in Val Brembana (BG) portano alla scoperta della grotta Puerto Escondido che raggiunge i –250 m e più di 1.500 m di sviluppo. Negli stessi anni, in Valmalenco, in prossimità del Ghiacciaio dello Scerscen vengono esplorate la grotta del Veronica, la grotta Morgana e la Tana dei Marsooi, i cui ingressi, che si aprono a 2700 m di quota, le collocano tra le grotte più alte d’Italia.
Nel 1994 il GGM inizia ad interessarsi di speleologia glaciale, con esplorazioni e monitoraggi sistematici al Ghiacciaio dei Forni (Valtellina) e del Morteratsch (CH) e diverse ricognizioni su altri ghiacciai alpini.

Anni 2000

Sifone di Aquarius

Sifone di Aquarius – Foto Mauro Inglese

L’inizio del terzo millennio ci vede più che mai collaborativi con altri gruppi, con grandi risultati sia in Grigna che sul Tivano, dove si portano a termine memorabili giunzioni di complessi storici. E’ il 2003 quando il GGM entra a far parte del Progetto InGrigna!, che riunisce i diversi gruppi speleologici che lavorano nelle stesse zone, in modo da favorire la collaborazione e lo scambio di dati e conoscenze. L’apertura della grotta  di Ingresso Fornitori porta ad esplorare in due anni più di 20 km di grotta. Nel gennaio 2008 Andrea Maconi ( GGM) e Daniele Bassani  realizzano la giunzione con l’Abisso presso la Capanna Stoppani, portando il sistema a 38 km rilevati. Con la successiva apertura di un’ulteriore ingresso del sistema (Area 58) si raggiungono più facilmente e rapidamente le zone di esplorazione più remote, così che nei due anni successivi il sistema raggiunge i 48 km di sviluppo. Nel febbraio 2012 il GGM partecipa, sempre con il Progetto InGrigna!, alla storica giunzione tra il sistema Tacchi-Zelbio e il sistema Fornitori-Stoppani, che ora formano il Complesso del Pian del Tivano-Valle del Nosê, che, con oltre 63 km di sviluppo, è tra i sistemi carsici più importanti d’Italia (il primo per sviluppo, all’inizio del 2015).  Nel 2008 alcuni soci del GGM hanno contribuito alla fondazione del Progetto Speleologia Glaciale che

Buco del Latte - Foto Mauro Inglese

Buco del Latte – Foto Mauro Inglese

si propone di favorire lo scambio di conoscenze ed esperienze tra chi si dedica a questa particolare attività. Nel 2010 il GGM si ritrova nuovamente in prima linea nella fondazione della Federazione Speleologica Lombarda (FSLo), un’evoluzione di quello che prima era l’Ente Speleologico Regionale Lombardo fondato nel 1971. Lo scopo della federazione è quello di riunire i vari gruppi speleologici lombardi in modo da creare un unico e forte interlocutore in grado di agire in modo proficuo e costruttivo con le attività di governo del territorio. Nel 2011 viene aperto il Buco del Latte, dopo uno scavo iniziato proprio dal GGM esattamente 40 anni prima.